Fausta Riva, con la sua macchina fotografica, torna a distanza di tre anni nei territori marchigiani colpiti dal terremoto del 2016, per concludere un progetto che presenterà in anteprima, a settembre, nella cornice del Festival.

Un progetto in itinere – a cui il comitato del Festival crede fermamente, e che parla di limiti e confini attraverso lo sguardo di una fotografa e geografa sulle zone colpite dal terremoto del 2016.

Un primo viaggio nelle terre marchigiane poco tempo dopo il sisma e un viaggio in corso, tornando sui passi già dati, a ritrovare luoghi e persone casualmente incontrati lungo la strada tre anni prima.

Tre anni come spazio di riflessione, per darsi tempo di elaborare, sedimentare, capire.

Il risultato di questa lenta esplorazione viene esposto al Festival nella sezione dedicata alla fotografia.

di seguito una presentazione della mostra con un testo di Fausta Riva

Stomaco d’Italia

Tu di dove sei?

In Italia tra sconosciuti si parte sempre da questa domanda. Il mio progetto nasce da qui, da una domanda italiana, forse umana. Ce né una traduzione per ogni dialetto, più o meno accentuata ma con lo stesso intento. Identificare, scoprire la provenienza di una persona che non abbiamo mai visto prima. Identificazione e provenienza sono due capisaldi all’inizio di un discorso. Il luogo in cui abiti diventa così la porta verso l’altro, un lasciapassare. Chiedere “dove stai di casa” è un atto umano, un gesto per avvicinarsi un po’ di più, da lì partono discorsi sconfinati.

Ho sentito questa domanda più volte lungo le vie del centro dell’Italia tra il 2017 e il 2020, l’ho posta a mia volta e le risposte spesso mi hanno disorientato.

Nei paesi del Centro Italia il centro si è spostato. Il terremoto del 2016\17 ha provocato una voragine, un “cratere” come lo chiamano lì che si estende per circa 75 km, da Campotosto a Camerino. L’area danneggiata è estremamente vasta: 138 sono i comuni del cosiddetto cratere, con la Regione Marche che detiene il triste primato dei comuni a forte danneggiamento, circa il 60% del totale.

Anche il silenzio dopo il terremoto ha provocato tante vittime, anche in quei paesi in cui vittime non ce ne sono state. L’inazione ha stroncato tante speranze.

In contrasto la bellezza del paesaggio è assordante. La precisione dei campi coltivati si alterna con il selvatico dei monti. Qui tutto è bellezza, e si capisce subito perché le città sono state costruite così tanto tempo fa dai Piceni, per ammirarne la bellezza e lavorarla.

I centri storici e i palazzi sono stati impacchettati, messi in sicurezza per implodere in caso di una nuova scossa. A Camerino sono palazzi del XIII secolo, porte che aprono gli occhi verso il tempo.

“Piu che fare tolgono. “E noi invece la chiamavano la piccola Siena”

Sono le storie lungo queste strade, spesso chiuse, che mi hanno fatto tornare. Non solo una forza ma una risposta concreta, una risorsa preziosa per il nostro futuro.

“Siamo dei presidi di resistenza” questa è l’ultima frase che mi appunto dopo 3 anni di lavoro, per poi arrivare nella piana di Castelluccio, durante il raccolto. Antonella è di Montegallo, ha ricostruito due case e un negozio, mentre nel nuovo centro gestisce un ristorante con il marito Stefano, cuoco di Amatrice, nativo di Roma. “Sento forte questo contrasto: sento proprio la bellezza del Monte Vettore davanti alla mia finestra ma anche un sentimento contrastante. Ammirazione e odio. Il Vettore è il nostro monumento, il nostro Colosseo”

Tre anni a lottare contro ogni problema, che si accavallava ad altri. Stefano aggiunge “ogni luogo c’ha i problemi suoi”, mi parla di sua sorella che vive in Australia e ha i serpenti dentro casa. “Mi hanno chiesto più volte perché non sono tornato a Roma, ma no io sono abituato alla pace di queste montagne”.

Camerino, solo per dare un’idea della vastità, conta 47 frazioni e ognuna di esse contiene innumerevoli storie.

“Tu di dove sei?” capita soprattutto tra le vie dei paesi, quelli tra la campagna e la montagna, ma anche in riva al mare. Un omino ricurvo sui suoi anni, o una signora distinta che gli anni li conta solo nei primi capelli grigio perla, chiedono per curiosità, o forse per capire se c’è qualcosa in comune. Infatti di solito a questa domanda segue “di chi sei figlio?” se la vicinanza territoriale lo permette.

Tre anni fa sono partita non sapendo che avrei trovato di fronte a me il centro di tutto: i due bisogni fondamenti messi alla prova: casa e salute.

Il Centro d’Italia è un paese su una collina: le montagne hanno colore arido degli aghi secchi o del caffè appena preparato. La schiena di una mucca al pascolo sembra una collina che diventa sempre più alta montagna. Prima della sera le montagne assomigliano a leoni appena nati, che brillano sotto il sole. Il cervello reagisce emotivamente a un organo, e quello è lo stomaco. Nello stomaco ci sono pensieri, noie, felicità e gioie. In italiano si dice “avere le farfalle nello stomaco” quando si riconosce l’emozione vera o un sentimento. C’è chi pensa che siamo comandati dal cuore, chi dallo stomaco.

Fausta Riva

La mostra è in esposizione nella Sala Mostre per tutto il periodo del festival, dal 17 al 20 settembre.