Christian Elia giornalista, in dialogo con Claudio Ripamonti

Mai come in questa fase storica, la ‘terra di mezzo’ che molti chiamano Balcani, è al centro di un vorticoso interesse economico.
A trent’anni dalla guerra, per quel che riguarda l’ex Jugoslavia, e ancora di più per quanto riguarda la caduta del muro di Berlino, il processo di transizione economica e integrazione Ue avanza a macchia di leopardo e con molte contraddizioni. Uno dei temi chiave, in questi anni, è quello delle risorse.
Aziende legate all’Ue o alla Cina si contendono le risorse della regione a colpi di violazioni delle regole e di corruzione, mentre reti transnazionali di cittadini – supportati da organizzazioni internazionali – si oppongono e chiedono l’adeguamento dei loro paesi a quei criteri di tutela ambientale e legalità che l’Ue dispone per i suoi membri.
Le risorse contese sono molte, ma in questo intervento Christian Elia si concentrerà sull’acqua, in particolare sui fiumi, portando storie che ha raccontato di persona con i suoi reportage.

Bosnia ed Erzegovina

Le “Donne di Kruščica”: Una delle storie più famose. Per oltre 500 giorni e notti (nel 2017-2018), un gruppo di donne ha presidiato un ponte per impedire il passaggio dei macchinari pesanti destinati alla costruzione di due dighe sul fiume Kruščica. Hanno subito violenze dalla polizia ma alla fine hanno vinto in tribunale.
Fiume Neretva: Una battaglia tuttora in corso contro il progetto “Upper Neretva”, che prevede una serie di dighe che distruggerebbero l’ecosistema di uno dei fiumi più freddi e spettacolari del mondo.
Fiume Una: Recentemente (estate 2024), i cittadini si sono mobilitati con successo per fermare i lavori vicino alle sorgenti del fiume Una, un monumento naturale protetto, riuscendo a ottenere la sospensione dei permessi.

Serbia

La rivolta di Stara Planina. In Serbia, la protesta ha assunto una dimensione politica e di massa molto forte.
I fiumi di Stara Planina: Gli abitanti dei villaggi sulle montagne della Serbia orientale hanno rimosso fisicamente i tubi posati dai costruttori e hanno organizzato proteste massicce a Belgrado.
Il movimento “Odbranimo reke Stara planine” (Difendiamo i fiumi di Stara Planina) è riuscito a far vietare la costruzione di centrali idroelettriche nelle aree protette della regione.
Battaglia per il fiume Rakita: Simbolo di resistenza estrema, dove la popolazione locale ha letteralmente scavato il terreno per liberare il fiume dai tubi in cui era stato forzatamente incanalato.

Montenegro

Fiume Bukovica: Nel 2019, i residenti hanno montato delle tende e sorvegliato il fiume per mesi, costringendo il governo a revocare la concessione per la costruzione di centrali idroelettriche.
Sinjajevina: Sebbene riguardi un altopiano, la lotta contro la creazione di un campo di addestramento militare è strettamente legata alla conservazione dei bacini idrici e dei pascoli tradizionali.

Albania e Kosovo

La lotta per il fiume Vjosa è stata il catalizzatore dell’intero movimento balcanico (Save the Blue Heart of Europe). Grazie a una pressione internazionale senza precedenti, il Vjosa è stato dichiarato nel 2023 il primo Parco Nazionale di un fiume selvaggio in Europa, ma è sempre minacciato, come il Valbona e lo Shushica, che in particolare il governo vuol deviare per sostenere l’overturism.

L’elemento interessante è che in una regione così divisa a livello politico dai nazionalismi, l’attivismo delle comunità locali in difesa dell’acqua ha finito per diventare un movimento transnazionale, transgenerazionale e che unisce le ‘bolle’ privilegiate delle grandi città con le piccole comunità locali.

Domenica 20 settembre ore 17.00 vai al programma