Anche il sesto festival delle geografie è concluso ed ecco qui la consueta foto di rito con la squadra, non al completo, della Casa dei Popoli.
Quest’anno abbiamo avuto una partecipazione super. In tempi cupi riempire una piazza parlando di geografie e dintorni fa bene al cuore e ripaga del lavoro fatto in questi mesi. Ne avevamo sinceramente bisogno.
Ancora più della partecipazione numerosa quello che ci rende sempre felici al termine di questi giorni è vedere come anno dopo anno il festival sia un incrocio di strade, una rete via via più ampia e fitta tra persone che vivono il mondo con passione e ancora con l’idea che non tutto sia perduto e sia sempre buona cosa coltivare il buono e il bello che la vita ci fa passare intorno.
Per prima cosa ci piace vedere che ogni anno ci siano ragazzi che – per il piacere di stare insieme – vengano a darci una mano e si trovino a loro agio in questa piccola bolla decisamente fuori dal loro mondo abituale.
Ci sono poi quelli che tornano dopo aver fatto i volontari negli anni precedenti, segno che in un angolino da qualche parte la bella atmosfera del festival ha lasciato il segno.
Dal nostro punto di vista poi, è bello che ci siano gli amici di una vita, le persone vicine, al festival come spettatori, a sostenerci moralmente, o altri che invece da sempre costruiscono il festival insieme a noi. Una cosa che fa sentire molto fortunati.
Abbiamo anche il lusso di avere dei padrini intellettuali, che ci sono quasi a ogni festival e quando non ci sono ci mancano, pur non facendo mancare la loro benedizione da lontano.
Infine, i nuovi interlocutori con cui poi resta un filo, una linea aperta, lievito che fa allargare la già grande famiglia del festival.
Un festival non cambia il mondo, ma migliora un poco le nostre vite e ci mette in connessione. Non è di per sé una soluzione per arrivare in cima, ma è un buon integratore per affrontare meglio la salita.
A ringraziarvi tutti ci si metterebbe mezza giornata: un grande grazie a chi c’è stato!